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"Operazione conclusa" avrebbero detto i militari italiani che hanno ospitato a Sarajevo i volontari della missione "Fantasie di pace", che si è conclusa alle prime luci dell’alba di mercoledì 25 aprile, con il rientro in patria dalla Bosnia dei quaranta giovani stanchi ma felici, dopo quattordici ore di pullman e ben cinque spettacoli presentati a Sarajevo e nei campi profughi. L’iniziativa è nata dalle associazioni vicentine "Il Bosco delle Fate" di Montegaldella e "Insieme per Sarajevo" di Vicenza. «L’ultima volta che si è parlato di Bosnia è stato per lo scandalo internazionale sull’uranio, ma sulle migliaia di persone che ancora migrano in cerca di una terra dove ricominciare a vivere, non fa più notizia da anni», sostiene Paolo Bettini, presidente del Bosco delle Fate. «È per questo che abbiamo coalizzato una "forza di pace" formata da figuranti, attori, giocolieri, prestigiatori e musicisti, che impugnando le "armi" offerte dai colori dell’arcobaleno potesse ricordare il dramma di questa gente dimenticata dagli uomini e dalla storia». Numerosi gli incontri ufficiali avuti dalle associazioni beriche durante il fitto calendario della quattro giorni di missione (capitanate dal presidente Sante Bressan de "Insieme per Sarajevo", Paolo Bettini del Bosco delle Fate ed il sindaco di Montegaldella, Giacomo Bertinato): oltre che dal sindaco di Sarajevo, i rappresentanti della "Fantasia di pace" sono stati ricevuti dall’ambasciatore italiano, dal ministro della cultura bosniaco, nonché dal capo di Stato maggiore delle Forze armate italiane in visita ufficiale ai nostri soldati in Bosnia. Quattro giorni, la maggior parte trascorsi con gli alpini impegnati nella Forza di stabilizzazione cui compito era di vigilare con discrezione sulla sicurezza degli artisti. Momenti significativi poi, sono stati gli incontri avuti con gli studenti delle scuole multietniche cattoliche, frequentate da alunni delle tre differenti etnie. «L’aspetto culturale della missione - sostiene Sante Bressan de "Insieme per Sarajevo" - dimostra come e quanto in questa terra vi sia oggi più che mai bisogno di una formazione culturale di cui l’Europa dovrà farsi carico, per ricostruire il tessuto connettivo multietnico per tradizione della realtà bosniaca». La cultura della "missione fantasie di pace", espressa con il linguaggio universale dei clown, dei giocolieri e dei trampolieri, degli attori e delle maschere italiane hanno animato i diversi appuntamenti. Una cultura di cui fanno parte professionisti del "Belteatro" di Padova ed artisti di strada come i "Cialtroni" alcuni dei quali provenienti da Napoli e dalla Spagna si sono fusi con i figuranti del Bosco delle Fate in atmosfere cariche di suggestione e divertimento, che hanno coinvolto dai bambini agli anziani molti dei quali vedevano per la prima volta uno spettacolo del genere».
Antonio Gregolin
Alcune immagini di "Fantasie di Pace"
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