
TOLKIEN
La fiaba ci salverà dai nuovi barbari
(…)Vi è il desiderio più antico e profondo, quello della Grande Evasione, l’Evasione dalla Morte. Le fiabe procurano un gran numero di esempi e di forme diverse di questo desiderio — che potrebbe essere chiamato il vero spirito evasivo o (direi) fuggitivo. Ma fanno lo stesso altre storie (in particolare quelle di ispirazione scientifica) e fanno lo stesso altri studi. Le fiabe sono realizzate da uomini e non da esseri fatati. E le storie umane sugli elfi sono senza dubbio piene di Evasione dall’Immortalità. Non si può pretendere che le nostre storie si elevino sempre al di sopra del nostro livello comune. Ma lo fanno spesso. Poche lezioni vengono impartite in esse più chiaramente del fardello di questo tipo di immortalità, o piuttosto di una serie senza fine di vite, da cui il «fuggitivo» vorrebbe scappare. Perché la fiaba è particolarmente adatta a insegnare cose di questo genere, di molto tempo fa e anche di oggi. (…)
Ma
la «consolazione» procurata dalle fiabe ha anche un altro aspetto oltre alla
soddisfazione fantastica di antichi desideri. Di gran lunga più importante è
la Consolazione le Lieto fine. Mi arrischierei quasi ad affermare che ogni fiaba
compiuta dovrebbe averlo. Quantomeno direi che la Tragedia è la vera forma del
teatro, la sua più alta funzione; ma il contrario vale per la Fiaba.(…)
La
consolazione delle fiabe, la gioia del lieto fine: o, più correttamente, della
buona catastrofe, dell’improvviso «capovolgimento» felice (perché non
esiste un vero finale per nessuna fiaba): questa gioia, che è una delle cose
che la fiaba può produrre supremamente bene , non è in essenza né «evasiva»
né «fuggitiva». Nella sua ambientazione fiabesca — ed oltremondana — è
una grazia improvvisa e miracolosa: e non bisogna mai contare sul suo ripetersi.(…)
La
caratteristica di una buona fiaba, del tipo più elevato o completo, è che, per
quanto siano sregolati i suoi avvenimenti, per quanto fantastici o terribili le
sue avventure, essa possa dare ai bambini o agli uomini che l’ascoltano,
quando giunge il «capovolgimento», un’esitazione nel respiro, un palpito ed
un sobbalzo del cuore, prossimo alle lacrime (e spesso accompagnato da esse),
altrettanto acuti di quelli che dà ogni altra forma di arte letteraria e dotati
di una sua qualità peculiare.
Anche
le favole moderne possono a volte produrre questi effetti.
(…)L’effetto
di un serio racconto di fate è di gran lunga più potente e intenso. In storie
di questo tipo, quando arriva l’improvviso «capovolgimento», percepiamo un
acuto barbaglio di gioia, e un
desiderio del cuore, che per un attimo travalica i limiti del racconto, lacera
la stessa trama della storia, e fa sprigionare da essa un bagliore improvviso.
CORRIERE DELLA SERA
Giovedì 23 novembre 2000
Articolo
di Cesare Medail